Marzo 17, 2022
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Ogni anno, una buona fetta di pro player italiani riesce a guadagnare cifre di tutto rispetto grazie ai tornei di esport a cui partecipa. Eppure, tra i primi 100 pro player italiani vincitori dei montepremi più alti non ci sono pro player donne.

I dati del rapporto I videogiochi in Italia nel 2020 pubblicato dall’Italian Interactive Digital Entertainment Association mostrano come il 47% dei videogiocatori italiani sia composto da donne e ragazze, eppure questa percentuale è ben lontana da quanto accade nel mondo degli esport.

I videogiochi? Roba da maschi

Con l’arrivo del Commodore-64 e delle console Nintendo il marketing del gaming iniziò a rivolgersi sempre di più al pubblico maschile. Basti notare la frequenza dei giochi in cui è presente il topos della damigella in pericolo (Donkey Kong, Super Mario, The Legend of Zelda) e il nome stesso della console portatile gameboy. 

Nel 2009, uno studio pubblicato su New Media & Society ha evidenziato come, su un campione di 150 titoli, solo il 15% presentasse protagoniste femminili.

Molte donne e ragazze, vittime di questa narrativa al maschile, si sono avvicinate al mondo del gaming più tardi rispetto agli uomini, solitamente introdotte ai videogiochi da fratelli maggiori, amici maschi e fidanzati.

Gli sponsor? Roba da maschi anche quella

La ricerca Le donne e gli Esports presentata dall’Osservatorio italiano esports e Demoskopea Consulting mostra che il 35% del pubblico appassionato di esport è composto da donne. Tra di esse, molti identificano l’assenza di sponsor come uno dei problemi principali delle pro player donne. I brand, infatti, non sono disposti a finanziare pro gamer e content creator donne, preferendo rivolgersi ai gamer maschi tra i 20 e i 35 anni.

A questo, si aggiungono anche le discriminazioni a cui spesso le gamer vengono sottoposte non solo durante le sessioni di gioco, ma anche all’interno dei social network.

Alyona “Ailey” Bordukova, Anastasiya “Nast1a” Evdokina, Stephanie “FemSteph”
Alcune delle pro gamer più pagate al mondo; da sinistra verso destra, la russa Alyona “Ailey” Bordukova, giocatrice di CSGO; la russa Anastasiya “Nast1a” Evdokina, giocatrice di CSGO; la statunitense Stephanie “FemSteph”, giocatrice di Fortnite.

VCT Game Changers e VCT Game Changers Academy: la Riot per le donne

La Riot ha deciso di creare VCT Game Changers, un programma che prevede una serie di eventi competitivi su scala mondiale. Si tratta di un modo per dare più visibilità e opportunità alle donne e ai generi vittime di emarginazione nel contesto degli eSport di Valorant. 

La VCT Game Changers Academy, invece, prevede l’organizzazione di tornei mensili dedicati a giocatori e giocatrici intenzionati a competere a livello professionale e semiprofessionale, il tutto in collaborazione con la community di Galorants.

Galorants è una community internazionale di Valorant, partner della Riot, dedicata a donne e persone non binarie presente su varie piattaforme, tra cui Instagram, Discord, Twitch e Twitter.

Women in Games Italia

Una soluzione nostrana all’assenza di donne nel mondo dell’esport è l’organizzazione no profit Women in Games Italia, fondata da Micaela Romanini. L’obiettivo dell’organizzazione è promuovere le opportunità di carriera nel mondo dell’esport, effettuare opere di networking e sensibilizzare sul tema della diversità di genere, portando di fatto a una maggiore inclusione. 

@Kiria EternaLove

Il mio nome è Chiara S., ma sono nota nel mondo del Web come Kiria EternaLove. Scrittrice e copywriter, mi piace leggere, scrivere, disegnare e videogiocare.